Il TAR annulla le benedizioni a scuola. Il giornalismo travisante

Dispiace rilevare ancora una volta quanto la tendenziosità o il semplice desiderio di creare un “caso” porti a stravolgere fatti e parole.
Il riferimento è all’articolo pubblicato su Il Resto del Carlino in data odierna titolato “Guerra alla religione”. Da quando l’applicazione di una norma giuridica si è trasformata in una guerra contro qualcosa?
L’UAAR riminese non ha mai imposto alcunché al dirigente scolastico in carica presso l’Istituto Comprensivo di Coriano. E’ dal 2010 che l’Istituto applica semplicemente una norma vigente; sarebbe interessante capire perché, per una volta che in Italia una norma viene rispettata, si gridi allo scandalo.
Si sottolinea, inoltre, che l’UAAR riminese non tiene lontano dai banchi proprio nessun parroco, dato che, come afferma l’ex provveditore Agostina Melucci (sempre che abbia veramente rilasciato una dichiarazione, visto che nell’articolo se ne riporta una del dirigente scolastico, che lui non ha mai rilasciato) Coriano e Ospedaletto sono eccezioni. De facto tutte le altre scuole violano la legge.
Il rispetto delle diverse culture è imprescindibile, il rispetto delle tradizioni anche, ma nei luoghi deputati. Imporre una tradizione religiosa in luoghi pubblici, in particolare nelle scuole in cui sono presenti alunni di diverse appartenenze culturali, religiose e non religiose, somiglia più ad una prevaricazione che ad una forma di rispetto.
L’Italia è uno stato laico, il Concordato del 1984 ricalca i Patti Lateranensi dell’epoca fascista, una rilettura della Costituzione porterebbe sicuramente ad affrontare il tema con maggior serenità.
“Guerra alla religione” è una forma di espressione che non si addice nè alla sottoscritta né all’associazione UAAR, il cui statuto è basato sulla Carta Universale dei Diritti dell’Uomo. Si tratta di difesa della laicità e di tutela dei ragazzi; si rimanda alla lettura della sentenza del TAR: “…. la collocazione della pratica religiosa al di fuori dell’orario scolastico e senza obbligo di partecipazione degli alunni, pur apparentemente salvaguardando la libertà religiosa dei componenti della comunità scolastica, otterrebbe comunque l’effetto di accostare l’istituzione al cattolicesimo e di lederne di conseguenza l’imparzialità, la neutralità, la laicità e la aconfessionalità, oltre a condizionare in modo significativo soggetti deboli come gli studenti, senza tenere conto della necessità di evitare qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa della religione (art. 43 d.lgs. n. 286/1998; art. 2 d.lgs. n. 216/2003) e di tutelare diritti fondamentali quali quello alla non discriminazione (artt. 2 e 3 Cost), alla libertà religiosa (art. 19 Cost.) e di pensiero (art. 21 Cost.)……

Gabriella Bertuccioli
Coordinatrice circolo UAAR di Rimini
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