Ancora sui crocifissi a scuola

Un articolo apparso su La Voce il 10 giugno riprende una notizia pubblicata sul nostro sito relativa alla lettera di un genitore al preside di una scuola di Montescudo (RN). Tralasciando l’enfasi su presunte manifestazioni di “esultanza e giubilo” da parte nostra (vista la situazione italiana sarebbe necessario altro per gioire), l’articolo paventa una “cacciata” dei crocifissi dalle aule, che tra l’altro già prevedono quello d’ordinanza, salvo poi evidenziare che trattasi di “immagini scontornate” dai bambini. Nel pezzo, che descrive il preside come un “esecutore”, si ricorda anche, per lo stesso istituto, la discussione sulle visite pastorali nella scuola, nel 2009, chiusa con la “..legittimità della benedizione cattolica, purchè in orario extrascolastico..”. Appunto.
Ci si chiede quali sarebbero le reazioni se un politico, o un rappresentante di altre religioni, o ancora un socio UAAR (esempi paradossali, nevvero?) in visita alla scuola, regalassero alle maestre immagini e simboli “da far scontornare” agli alunni.

A seguire, una lettera inviata al quotidiano:

Vorrei ringraziarvi, leggendo l’articolo di venerdì 10, per avere visitato il blog del circolo UAAR di Rimini che ha contribuito, auspico, a fornire un interessante argomento di informazione e contraddittorio, poiché la cronaca non sempre popola le giornate di sagre e fogne intasate, sebbene la notizia non sia proprio “croccantissima”, come avete ben evidenziato nelle date. L’articolista riporta esaustivamente quanto scritto, assegnandoci però reazioni di “giubilo ed esultanza” come in realtà non ci è noto di aver manifestato; egli forse, probabilmente contraddicendo una catechesi del mistero, ritiene di sondare le umane emozioni. Naturalmente l’accadimento è attinente con gli ambiti del’UAAR: una associazione sportiva, tanto per dire, scriverebbe di altre cose. Pare, ma mi esprimo cautelativamente dubbioso, che si lamenti “l’anonimato” del genitore in questione: avrà ben donde firmato la sua missiva al preside, non trattandosi di una “lettera al giornale”, per la quale, come è buona creanza, è d’obbligo la sottoscrizione. Relativamente al preside, che non conosco, vorrei solo dire che ritengo la qualifica di “esecutore” priva di una certa eleganza oltrechè forzata (e, penso, sovrastimante le capacità di persuasione del mittente); soprattutto considerando che oggi, e non da oggi, in ben altri ambiti vi sono mandanti che possono confidare su “attuatori” più o meno servili (a volte autodefinitosi tali), mi tocca, si pensi!, da non credente fare un salto in purgatorio: «Ahi serva Italia, di dolore ostello…non donna di province, ma bordello!». Ma tornando al tema, nonostante la poetica immagine delle croci “scontornate” dai bambini (benchè le “informazioni in ambiente scolastico” divergano), si registrava la valutazione dell’opportunità di appendere i crocifissi “regalati” alle maestre dal parroco. Incidentalmente, visto lo stato generale della scuola pubblica italiana, ma non sarà certamente il caso di Montescudo, sarebbero utilissime altre suppellettili, o forniture che per pudore non elenco. Nonostante une certa propensione maggioritaria al tribalismo, a volte rischiosa da affrontare pubblicamente, l’UAAR ritiene ancora difendibili laicità e separazione tra Stato e Chiesa. Manifestazioni di gaudio, esultanza e giubilo, possono essere trovate, con maggiore profitto e teatralità, altrove.

Cordialmente, Rudy Scarpellini
UAAR Rimini

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4 risposte a “Ancora sui crocifissi a scuola

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