Sulla mia vita scelgo io: sit-in sabato 30 aprile ore 10.00 Piazza Ferrari, Rimini

L’accelerazione parlamentare data alla discussione del DDL Calabrò, che per niente affatto oscuri calcoli politici è divenuta “prioritaria” e, forse per le stesse ragioni, rinviata al 18 maggio (dopo le elezioni), richiede a tutti i cittadini che hanno a cuore il rispetto di libertà ed autodeterminazione una vera “mobilitazione” delle coscienze e dei diritti. Per questo il circolo UAAR di Rimini ha organizzato, nell’ambito di analoghe iniziative del Coordinamento Laico Nazionale, un sit-in sabato 30 aprile alle ore 10.00 a Rimini, Piazza Ferrari.
Questa legge impedisce di fatto l’espressione di libera scelta da parte dei cittadini e viola l’art. 32 della Costituzione.
Invitiamo tutti a partecipare: è stato convenzionalmente scelto un nastro arancione come simbolo di questa iniziativa.

Hanno aderito (aggiornato al 28/04):

Arcigay Rimini
Associazione Luca Coscioni Rimini
CGIL Rimini
Chiesa Valdese di Rimini
Comitato Articolo 32
Giovani Democratici Rimini
Movimento 5 Stelle Rimini
Sinistra Ecologia Libertà Rimini

“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Costituzione, Articolo 32.

Scarica volantino 1
Scarica volantino 2


Noi associazioni aderenti al Coordinamento Laico Nazionale, siamo portatrici di diverse opzioni filosofiche, esistenziali e confessionali, eppure unite dai seguenti principi e intendimenti:
➔ la difesa e il rispetto dell’autodeterminazione terapeutica, diritto soggettivo e perfetto, garantito dall’articolo 32 della Costituzione;
➔ l’opposizione, con fermezza, al ddl Calabrò, che di questo nostro diritto fa strage;
➔ la difesa della laicità delle Istituzioni, nella consapevolezza che è questa la premessa ineludibile per il rispetto di tutte le molteplici diversità presenti nella società italiana, sempre più plurale: diversità politiche, religiose, etniche, di genere e di orientamento sessuale;
➔ la difesa dei principi della Costituzione e dello stato di diritto, consapevoli che la vita del diritto e il diritto a una vita e a un fine-vita autodeterminato s’intrecciano indissolubilmente.
L’articolo 32 della Costituzione riconosce ad ogni singola persona il diritto di non curarsi, anche se tale condotta può esporla al rischio della morte e, se alcune cautele sono necessarie, esse attengono unicamente alla verifica della reale volontà dell’individuo e alle garanzie che a questa devono essere prestate.
Il consenso espresso dall’individuo è l’unico presupposto per la liceità dell’attività del medico, al quale non è riconosciuto un generico diritto di curare a prescindere dalla volontà dell’ammalato.
Se tale diritto viene riconosciuto in maniera indiscutibile a chi è in grado di intendere e di volere, negarlo a chi ha perso queste capacità significa disconoscere il suo essere “una persona”. Significa negare la condizione di individuo a coloro che hanno perso le capacità intellettive e volitive. Significa spogliarli dei loro diritti, calpestare la loro dignità e la negare loro la libertà di coscienza.
Il solo pensiero che la violenza di un trattamento sanitario possa essere imposto ad una persona anche in presenza d’una esplicita volontà contraria dovrebbe giustamente spaventarci da un lato e, dall’altro, stimolarci alla ribellione civile. E senza dubbio questa violenza va definita come inutile e crudele.

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